Le materie plastiche

Come prima cosa bisogna dire che la plastica è un materiale sintetico o artificiale, quindi non esiste in natura ma è ottenuto con una specifica lavorazione o su materiali naturali (materiali artificiali) o completamente ricreati nelle industrie (sintetizzati).

La plastica è un polimero, vuol dire che si tratta di una molecola (molecola=gruppo di due o più atomi anche diversi legati tra loro) molto grande formata da catene di molecole più piccole, quindi al microscopio vedremmo un gruppo di particelle (molecole) che si è unito ad altri gruppi uguali, una catena ripetuta.

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Queste catene di molecole unite costituiscono a tutti gli effetti una molecola gigante come questa:

Per ottenere la plastica si può partire da risorse presenti in natura che poi sono trasformate in due tipi di resine:

  • resine artificiali (ottenute elaborando cellulosa e proteine)
  • resine sintetiche (ottenute come derivate del petrolio e gas naturale).

Proprietà del materiale.

  • proprietà chimicofisiche : le plastiche hanno bassissima conducibilità, anzi sono ottimi isolanti elettrici e termici; le plastiche sono modellabili a caldo, le “termoplastiche” anche più volte mentre le “termoindurenti” una sola volta.
  • proprietà meccaniche : hanno, in genere, buon durezza cioè capacità di resistere alla abrasione; buona elasticità cioè capacità di recuperare la forma dopo essere state deformate; buona resistenza meccanica alle forze d’urto.
  •  proprietà tecnologiche: hanno buone proprietà di plasticità (mantenere nove forme se vengono prima deformate), duttilità (riducibilità in fili sottili), malleabilità (riducibilità in lamine sottili).

Le resine sono la materia prima per la produzione di oggetti in plastica! Attualmente, nella produzione mondiale di oggetti in plastica, sono molto più impiegate le resine sintetiche, quelle cioè derivate dal petrolio e gas naturale.

Le bioplastiche.

La plastica è un ottimo materiale: è resistente e versatile quindi si possono produrre moltissimi tipi di oggetti, la plastica è leggera ed economica ma presenta un grosso difetto: si deteriora molto lentamente e quindi dura tantissimi anni prima di degradarsi per cui non è possibile disperderla dell’ambiente perché non ne verrebbe assorbita in breve tempo e lo contaminerebbe.  Per questo motivo, di recente, vengono più utilizzate le bioplastiche cioè plastiche provenienti dal mondo biologico e quindi disperdibili nell’ambiente perché in tempi ridotti possono essere riassorbite dagli agenti naturali. La biodegradabilità è la proprietà di un materiale di essere in grado di decomporsi nel terreno. Le bioplastiche, pur essendo simili alle plastiche classiche, sono costituite da materia organica di origine vegetale .

I polimeri plastici presenti oggi sul mercato sono ricavati da tre tipi di vegetali: mais, patate e frumento .

  • Per realizzare i sacchetti per la raccolta differenziata dell’umido ma anche giocattoli , stoviglie, imballaggi si usa il mater-bi plastica ricavata dal mais.
  • Per produrre bicchieri e bottiglie di plastica trasparente si utilizza la Bio plastica ingeo PLA anch’essa ricavata dal mais.
  • Per produrre piatti e bicchieri resistenti alle elevate temperature, 200 gradi centigradi, e al microonde si utilizza una bioplastica ricavata dalla polpa di cellulosa.

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Questi prodotti si definiscono biodegradabili e compostabili cioè possono essere utilizzati per raccogliere i rifiuti dell’umido. Una legge europea definisce “compostabili” quei materiali che in grado di deteriorarsi per il 90% in un tempo di 6 mesi .

Questa decomposizione deve avvenire in appositi impianti di compostaggio dove, grazie alle elevate temperature ed ai batteri presenti, il materiale si decompone senza rilasciare sostanze nocive .

Biodegradabile è una sostanza che si degrada ma vi sono sostanze dette oxo – biodegradabili (sono plastiche) che grazie a luce e calore si riducono in tantissimi frammenti, quasi invisibili, però non sono materiali compostabili .

I sacchetti di bioplastica non possono comunque essere gettati dovunque devono essere gettati tra i rifiuti organici per essere poi essere inviati agli impianti perché altrimenti non si decomporrebbero correttamente.

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